manifesto

per un hardesign

Dalla tendenza razionalista lasciata in eredità dalla Bauhaus nel campo dei design si e ormai giunti ad un tipo di progettazione che, prescindendo da ragioni funzionali, estremizza il quoziente semantico dei prodotti e supera il concetto limitante di praticità per confluire in un’estetica deflagrante, imbarazzante, sovversiva.

L’oggetto – affermando la priorità e l‘assolutezza di un’immagine svincolata da tipologie date a priori – rifiuta una concezione dello spazio come ambiente naturale, costante ed omogeneo, e penetra in quella dimensione variabile ed incontrollabile dell’esistenza umana dove le pulsioni – oppresse dalla quotidianità – sfociano nella libertà onirica, dove la sessualità si fa presenza (ir)reale.

Da quando le dinamiche psicanalitiche liberarono l’Es dalle gabbie ottocentesche l’equivalenza tra uomo e razionalità è stata rovesciata in nome di un inconscio indefinito, senza inizio né fine, dove la sessualità si è fatta ambigua, incarnandosi in oggettivazioni simboliche che costituiscono un suo personale archetipo.

Attingendo da tali modelli l’hardesign semantizzerà le qualità funzionali dell’oggetto facendole soggiacere ad una percezione emozionale e sensuale.

L’oggetto di hardesign, attento al processo genetico della forma, non sarà valutato per la sua immediata efficacia funzionale ma, bensì, per quel quoziente mistagogico che lo collegherà – seppur in modo vernacolare – al sommerso simbolico della società umana, fatto di quei morfemi che, nel loro unirsi, evocheranno un sintagma palese, immediato e percepibile, poiché riemerso da un’eredità visiva genetica.

Se Eupalino usò l’architettura per edificare un tempio ad immagine della donna amata, l’hardesign plasmerà un oggetto che traduca, in forma visibile, l’esperienza sessuale, proiettandola nell’irrealtà di un inconscio trascendente i propri condizionamenti e, perciò, sublimato.

Perché non è del tutto vero che la forma segua sempre la funzione.

Talvolta la precede.

for an hardesign

Starting from the rationalist tendency inherited from Bauhaus artistic movement, in the field of design, we have now come to a type of design that, regardless of functional reasons, takes to extremes the semantic quotient of products and overcomes the limiting concept of practicality to come into a deflating, embarrassing, and subversive aesthetic.

The object – asserting the priority and the absoluteness of an image freed from a priori typologies – rejects a conception of space as a natural, constant and homogeneous environment, and penetrates into the variable and uncontrollable dimension of human existence where the impulses – oppressed by everyday life – come into the dreamlike freedom, where sexuality becomes an (un)real presence.

Ever since the psychoanalytic dynamics liberated the Es from the shackles of the nineteenth-century, the equivalence between man and rationality was overturned in the name of an indefinite unconscious, without beginning or end, where sexuality became ambiguous, embodying symbolic objectivisms that constitute a personal archetype of its own.

Gleaning on such models, the hardesign will make semantic the functional qualities of the object by subjecting them to an emotional and sensual perception.

The object of hardesign, attentive to the genetic process of form, will not be evaluated for its immediate functional efficacy, but rather for that mystagogic quotient that will connect it – albeit vernacularly – to the symbolic underlayer of human society, made of those morphemes which, in their cohesion, will conjure a clear, immediate and perceivable syntagm, inasmuch reemerged from a genetic and visual heritage.

If Eupalinos used architecture to build a temple in the image of the beloved woman, the hardesign will shape an object that will allow the embodiment of sexual experience in visible form, projecting it into the unreality of an unconscious transcending its conditionings and, therefore, sublimated.

Because it is not entirely true that form always follows the function.

Sometimes it precedes it.